Il contratto di rete solidale, solo uno strumento di tutela o un’ opportunità di crescita?

Dott.ssa Mariangela Fogliardi

“Essere piccoli non funziona più”. Così una parte di industriali ha più volte ribadito, analizzando il momento economico che stiamo affrontando. Chi fa impresa, chi vive la fabbrica, la vita aziendale, magari di quei settori più toccati dalla crisi, si è facilmente reso conto quanto sia fondamentale l’aggregazione di più realtà, quanto sia fondamentale essere grandi per entrare in mercati sempre più globali e complessi, dove il piccolo rischia di essere soffocato o di non vedere mai la giusta luce.

Molteplici se non innumerevoli sono le strategie e gli strumenti che il legislatore e le prassi commerciali hanno messo in campo affinché l’unione delle esperienze, delle strutture, delle competenze possa dar vita a realtà sempre più competitive.

Ma al di là degli strumenti più stravolgenti, vedi operazioni straordinarie di fusione o trasformazione, vi sono strumenti, seppure radicalmente diversi, spesso meno conosciuti, delle volte più semplici, eppure dalle grandi potenzialità e qui mi vorrei soffermare sul contratto di rete. Un istituto nato con lo scopo di “accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato”. Per raggiungere tale scopo il legislatore prevede la stipulazione di un “programma comune di rete” con il quale più imprenditori possono obbligarsi a:

– collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese;

– scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica;

– esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

Ciò che emerge, come elemento di assoluto interesse per gli imprenditori, al di là delle finalità generali previste dalla norma, è sicuramente l’utilizzo del distacco del personale, istituto che nel contratto di rete sottoscritto fra imprese, sorge “automaticamente”: “l’interesse della parte distaccante sorge automaticamente in forza dell’operare della rete (…) ..per le stesse imprese è ammessa la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto di rete stesso”.

Insomma, l’interesse al distacco diventa parte integrante in un contratto di rete, al punto da poter prevedere la cosiddetta “codatorialità”, ovvero sia la coesistenza di più datori di lavoro, secondo le regole previste nel contratto di rete stipulato.

Uno dei requisiti fondamentali è l’iscrizione del contratto di rete nella sezione del registro delle imprese presso cui è iscritto ogni partecipante, a pena di inefficacia dello stesso contratto. Questo requisito diviene fondamentale, come precisato dalla Circolare 7/2018 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, onde evitare la presunzione di abusi, più in particolare il tentativo di aggirare la disciplina della somministrazione.

Un istituto nuovo quindi, dai contorni spesso ancora da definire, eppure dalle potenzialità straordinarie, tali addirittura da indurre il legislatore a porre in essere un nuovo strumento a questi collegato: il 16 luglio 2020 il Senato ha approvato in via definitiva la legge di conversione del DL Rilancio n. 34/2020 (Legge 17 luglio 2020 n.77), ove compare una novità di estremo interesse,  il “contratto di rete con causale di solidarietà”, con lo scopo di sostenere le imprese che intendono affrontare la crisi, collaborando in filiera per tutelare l’occupazione. Condividere il personale per salvaguardare l’occupazione.

Il nuovo art. 43-bis del DL Rilancio integra la disciplina in materia di reti d’impresa, inserendo una nuova fattispecie che consente di ricorrere al contratto di rete “per finalità quindi non solo di “crescita” ma anche solidaristiche, con l’obiettivo di mantenere i livelli di occupazione nelle filiere in crisi, favorendo altresì la ripresa delle attività produttive attraverso progetti imprenditoriali condivisi e sinergie nella gestione del personale tra le aziende stesse”.

Le reti di imprese per finalità solidaristiche consentirebbero quindi, nei casi di necessità previsti dalla norma:

  • di impiegare i lavoratori delle aziende partecipanti alla rete che sono a rischio di perdita del posto di lavoro;
  • di inserire persone che hanno perso il posto di lavoro per chiusura di attività o crisi d’impresa
  • di assumere nuove figure professionali necessarie a rilanciare le attività nelle fasi di uscita dalla crisi,

Tutto quanto quindi sarebbe reso più agevole e flessibile con il ricorso agli istituti del distacco semplificato e della codatorialità.

La norma limita inizialmente la possibilità di costituire reti di impresa per finalità di solidarietà al solo 2020, ma non è assolutamente da escludersi che tale previsione potrebbe essere prorogata tenendo conto non solo della crisi ancora presente per molti settori economici, ma della stessa pandemia da Covid-19 che sta tuttora perdurando e, ad oggi, addirittura risalendo a numeri che si ritenevano superati.

L’auspicio è che questo, come tanti altri strumenti di flessibilità previsti in interventi normativi passati, non sia motivo di abuso, di uso distorto e lontano dalle finalità volute in un momento tanto delicato. Sarà anche questo un banco di prova per conoscere la maturità degli attori coinvolti, con la speranza che sia un’occasione ulteriore perché il genio imprenditoriale italiano sappia trarne i frutti migliori.

 

 

 

 

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