bd-LEGAL incontra Eugenio Calearo Ciman

Il nostro Studio ha intervistato Eugenio Calearo Ciman, imprenditore di Calearo Antenne Spa e Presidente di Confindustria Giovani Veneto, nonché candidato alla presidenza a livello nazionale di Confindustria Giovani.
Eugenio ci ha brevemente esposto quali sono le sue idee per il futuro delle aziende del nostro Paese, ponendo l’accento sulla necessità di innovazione e cambiamento.
1. In un periodo di crisi mondiale, cosa intendi per “il futuro inizia oggi”?
Il Futuro inizia oggi, l’hashtag della mia campagna elettorale, vuole essere una presa di coscienza e una chiamata alla responsabilità per tutti i Giovani Imprenditori. Molto spesso ci lasciamo chiamare “futura classe dirigente”, ma proprio in quel “futura” risiede parte del problema. Dobbiamo renderci conto, come generazione, che è nostra responsabilità portare al dibattito pubblico quei temi che riguardano la nostra generazione, ma non solo, e che sono cruciali per lo sviluppo del Paese nei prossimi decenni. Dobbiamo, come giovani che credono nel futuro industriale italiano, piantare oggi i semi che daranno i frutti in un domani che è necessariamente vicino, con mentalità da statisti, aspirando a una sostenibilità sociale, economica e ambientale per la nostra generazione e quelle a venire. Questa crisi ha evidenziato alcune debolezze, ma anche alcuni punti di forza della nostra società. Sta a noi sfruttare questi ultimi per costruire il futuro oggi.
2. In che modo gli imprenditori dovrebbero puntare sul welfare aziendale in questo periodo? 
Gli strumenti di welfare aziendale sono molto graditi agli imprenditori, perché permettono l’accesso a vari servizi per i propri collaboratori a un costo inferiore a quello che dovrebbero sopportare in caso di un’erogazione netta in busta paga di entità uguale a quella del servizio proposto. In un momento unico come quello che stiamo vivendo, l’integrazione tra i provvedimenti dello Stato e l’erogazione di servizi di welfare aziendale diventano fondamentali per un’adeguata ripartenza del Paese. Faccio un esempio: il bonus babysitter. Non sappiamo quanto durerà ancora la fase di distanziamento sociale, ma fino a quando questo sarà in vigore qualcuno dovrà occuparsi della gestione dei bambini che non possono andare a scuola. Le aziende potrebbero integrare l’erogazione dello Stato permettendo alle famiglie di pagare un servizio nel medio periodo. In ogni caso, il tema del welfare vivrà un forte sviluppo non appena la vita riprenderà a scorrere in maniera più o meno normale. Le aziende dovranno affidarsi a partner di primordine con cui definire strategie di erogazione basate sulle specificità dei territori coinvolti.
3. Trasformazione digitale, in che modo le aziende italiane si stanno adeguando? 
Le aziende sono state travolte dall’emergenza e si sono dovute adeguare alla bell’e meglio per gestire una situazione mai vista prima, usando gli strumenti disponibili sul mercato per affrontare la crisi. Si è molto parlato di smart-working, anche se dobbiamo dircelo chiaramente: al più, almeno nella prima fase, si è parlato di telelavoro, lavoro a distanza e senza la flessibilità che caratterizza invece lo smart-working. Molte aziende hanno ora trovato il loro equilibrio e, quello che è compromesso dettato dall’emergenza, potrebbe in alcuni casi diventare un’abitudine che permetta di conciliare le attività lavorative con gli impegni famigliari. Se parliamo invece di trasformazione digitale a livello più ampio, credo che l’Italia soffra molto di una scarsa competitività rispetto ai vicini di casa. Negli anni, nel nostro Paese, si è investito molto in termini di tecnologia, ma la resa in termini di produttività in relazione al capitale investito è molto bassa se paragonata a quella degli altri Stati europei. Credo che la ragione vada cercata anche nelle piccole dimensioni della stragrande maggioranza delle aziende italiane, che a volte non consente di poter integrare in azienda le figure migliori per portare un vero sviluppo tecnologico.

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