bd-LEGAL incontra gli autori di “FakeDemocracy”

Abbiamo incontrato Alessandro Alongi e Fabio Pompei autori del libro “FakeDemocracy” un testo che affronta il tema sempre più attuale delle “fake news”.

Il testo inizia con una prefazione del Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo Economico Mirella Liuzzi, la quale sottolinea come sia oggi possibile veicolare messaggi manipolatori in maniera mirata (targeting), rendendoli verosimili ai destinatari, sfruttando le loro emozioni, le lacune informative e le loro aspirazioni.

Alessandro Alongi è giornalista, collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, inoltre svolge attività di ricerca nel diritto dell’innovazione del quale è autore di diversi scritti.

Fabio Pompei è dottore di ricerca (Ph. D.) in Ingegneria elettronica, ingegnere informatico e giornalista. Docente in corsi di laurea (ingegneria) in università pubbliche e private, è autore di pubblicazioni scientifiche nel settore delle telecomunicazioni.

Possiamo definire le “fake news“ come un problema nato con i social?
La disinformazione non nasce con i social, ma affonda le sue radici in tempi molto più lontani;
La Storia è piena “bufale” e i libri di storia ne riportano tante. È il caso ad esempio della falsa notizia della morte di Napoleone fatta trapelare da ambienti vicini all’esercito francese nel 1814. La notizia nonostante la mancanza di conferma ufficiali, provocò un forte scossone alla borsa parigina.
Tuttavia, alla luce della pervasività della rete, la loro diffusione è oggi aumentata esponenzialmente, mettendo a serio rischio la tenuta democratica degli Stati. Un’informazione confusa, destrutturata e soprattutto distorta, sta percorrendo – e, in un certo senso – conquistando tutti i canali informativi tradizionali, plasmando l’opinione pubblica e spingendo verso messaggi fuorvianti presentati come verità assolute.

Attraverso quali strumenti le fake news vengono create e divulgate?

Giocano un ruolo fondamentale le tecniche di intelligenza artificiale, pochi soldi e poco tempo permettono di creare algoritmi capaci di elaborare video e testi da mettere in bocca a qualsiasi leader o organizzazione.
La diffusione delle tecnologie dell’informazione consentono una maggiore velocità di propagazione delle notizie, così che in poco tempo una persona comune può, nel caso migliore, arrivare ad essere una star del web, oppure, nella peggiore delle ipotesi, subìre le conseguenze della diffusione di contenuti falsi. È il caso ad esempio, del falso video di Nancy Pelosi che pronuncia un discorso come se fosse sotto l’effetto di alcol, diventato virale ricevendo oltre 2 milioni di visualizzazioni nelle 48 ore successive al caricamento.

Qual è oggi il modo corretto di educare al digitale?
Se si vuole educare alla corretta informazione, senza cadere vittima di fake news è fondamentale ricordarsi sempre della persona dei suoi valori e dei suoi sistemi di credenze. L’educazione diventa una forma di prevenzione e dovrebbe prima di tutto passare dalla persona e non dai contenuti.
Il fenomeno fake news rappresenta anche una particolare minaccia all’uso corretto della Rete, aggiungendosi ad altre – come i contatti indesiderati e il cyberbullismo – a cui sono esposti gli Internet user e, in particolare, i minori.
Proprio al fine della realizzazione di questo obiettivo, vale a dire educare i minori all’uso consapevole del digitale, i proventi delle vendite del libro saranno interamente devolute a tutte quelle realtà che quotidianamente cercano di contrastare il triste fenomeno della disinformazione online e alle vittime di cyberbullismo, di cui come prospettato, le fake news sono causa.

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